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Archive for the ‘Perché il blog’ Category

Non leggo quasi mai romanzi, non è il mio genere di lettura. In bagno leggo le avvertenze dei medicinali e le istruzioni per l’uso di creme e detersivi, a volte i cataloghi di Ikea. Prima di dormire qualche pagina scritta da buddisti vari: tibetani, vietnamiti… bastano poche righe per scivolare nel sonno.

Dance Dance Dance. L’ho tenuto sul comodino per molto tempo. Lo aprivo a caso e leggevo qualche pagina. Era meglio di qualsiasi saggio buddista: l’atmosfera più avvolgente, la trama più evanescente. Quando non ho più trovato pagine nuove aprendolo a caso, ho letto la prima pagina e ho continuato fino alla fine. Poi ne ho regalato una copia ad un divoratore di libri di Stephen King – il divoratore è una persona molto saggia, ma ha alcune piccole, riprovevoli manie – e ho ricominciato a leggerlo ancora una volta, usando il mio volume come blocco per appunti e annotazioni. Contemporaneamente ho pensato di mettere le mie riflessioni su di un blog. Faccio blog per qualsiasi cosa e ne faccio alcuni anche per persone o gruppi che svolgono attività certo più utili delle mie. Alcuni fanno cose decisamente degne di nota e per me, renderne edotta la Rete, è un privilegio.

Comunque, stavolta avrei fatto un blog letterario, iniziando dal capitolo 1, decisa ad arrivare al 44.

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 Credo che vivere voglia dire cercare di comporre l’immagine caledoscopica della propria natura. Guardare a sé stessi e al mondo che ci circonda dai molti angoli visuali che la nostra anima si porta dentro. E farlo con coraggio e gentilezza e coscienza della trama che ci lega con tutto ciò che esiste. La Rete dà la possibilità, a chi ama scrivere o fare foto o qualsiasi altra cosa, di mostrare ogni volta un pezzo di sé. Mostrare è un po’ come dare alla luce, come dar vita, ad ognuno di questi aspetti che dentro di noi attendono di poter vivere e agire ed entrare in contatto con il mondo che è fuori. Nell’antichità esistevano i miti che ci parlavano di questa molteplicità dell’esistere. Divinità umane che descrivano la nostra natura e che intrecciavano i loro destini nel “variegato mosaico degli incroci possibili”. In molte culture questa sapienza ancora esiste, ancora è viva, non è stata uccisa dall’ossessione di ricercare una sola via, valida per ognuno, nei tempi e nei modi. Molti anni fa ho fatto un sogno: ricordo una zattera nel mare, scintillante, e un frammento di specchio che rimandava la sua immagine del mondo e che poi si riuniva ad altri frammenti. Ho sempre creduto di dover andare a guardare, ad indagare, quelle immagini tutte diverse ed ugualmente vere, che andavano a comporre l’immagine del tutto, vera di un’altra consistenza del vero. A volte, alcune persone mi hanno mostrato una vita che si dirigeva in quel senso. Vite fatte di gentilezza e coraggio. Le ho trovate in Italia, in Brasile, in Africa o in Giappone, senza dover mai viaggiare.  Le ho trovate ascoltando racconti, guardando film, leggendo libri o pagine web e qualche volta le ho incontrate davvero, ma allora non ho mai avuto il coraggio di parlare con loro.

Guardare a fondo le pagine di Haruki Murakami, per me,  è come viaggiare in quello spicchio di mondo, di realtà rarefatta, che è sua quanto mia. Nella continua possibilità di perdere il contatto con il tempo che ci lega a questa vita, per venire assorbiti da un luogo in cui il nostro cuore piange per noi. Ed è come passeggiare in compagnia della nostra naturale capacità di essere ciò che siamo senza nessuna particolare attrazione per il divenire, con un artificio, altro da noi. Non è poco ed solo l’inizio, il mondo racchiuso nel prima libro che ho letto: Dance Dance Dance.

In questo Blog, raccoglierò le suggestione e i rimandi che incontrerò nelle pagine dei suoi libri. Cercherò di farlo con metodo. Libro per libro, un capitolo a settimana, finché ne avrò voglia. Vivrò la mia vita in Giappone in compagnia delle sue parole e vivrò la mia vità di critica letteraria, attenta, scrupolosa o distratta in compagnia delle parole che Giorgio Amitrano ha messo in fila, l’una accanto all’altra, per noi che abitiamo qui.

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