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Archive for the ‘A sud del confine a ovest del sole’ Category

Da bambini avevano costruito un’ intimità perfetta e nel ricordo di quella intimità perfetta avevano smesso di vivere. Avevano rinchiuso quel ricordo dentro al cuore , lo avevano trasformato nel desiderio più grande. Non avevano più concesso a nessuno – a nessun sentimento a nessun istante – il privilegio di scendere così in profondità. Come in una maledizione, erano rimasti imprigionati tra le note di una canzone, in un luogo, in un tempo ormai immobili. Avevano smesso di ballare sul filo del tempo ed erano caduti nel pozzo del nulla. E quando hanno provato a tornare a danzare, per loro non c’era più un tempo, non c’era più vita, c’era solo il vuoto.

Murakami è un compagno fedele delle mie giornate vuote intorno al Ferragosto, quando tutto è sospeso.

Ho impiegato solo due giorni a leggere questo libro. Continuavo a leggerlo, volevo sapere come andava a finire. Non posso dire che mi sia piaciuto. Volevo solo sapere come andava a finire. Ad un certo punto ero così stanca della banalità di Hajime, il protagonista del romanzo, che stavo per rinunciare ad andare avanti, poi qualcosa è finalmente successa e sono rimasta con gli occhi tra le pagine. Murakami conosce il suo mestire, sa fino a dove spingersi nel suo vagare nel vuoto e quando introdurre un appiglio, ho pensato.

A sud del confine è solo una canzone.

A sud del confine c’è il Messico. Da bambini Hajime e Shimamoto, l’amore adolescianziale, solo intimamente vissuto, poi perduto e infine ritrovato del protagonista, ascoltavano quella canzone e la vita era solo agli inizi, come un combattimento di kendo era ancora all’ “hajime!”.

A ovest del sole è il luogo dove va a morire chi è colto dallo spaesamento, dalla mancanza insistita di punti di riferimento. Come succede ai contadini Siberiani, che immersi nel nulla giorno dopo giorno, ad un certo punto sentono che dentro di loro qualcosa muore e iniziano a vagare in direzione del sole morente.

” Ma che cosa ci sarà mai a ovest del sole?” le chiesi.

Lei scosse la testa. “Non lo so. Potrebbe non esserci nulla, come potrebbe esserci qualcosa: di sicuro però è un luogo diverso dal sud del confine.”

Murakami parla d’amore in questo romanzo. Ma di più parla di morte. Della tentazione della morte, della tentazione di rimanere ancorati a quel vuoto che può venirci incontro quando sospendiamo le nostre abitudini quotidiane, le sole che ci permettano di vivere, di dare un ritmo al tempo. C’è una donna nel romanzo che ha il ruolo di mostrare la forza dei piccoli gesti che danno un contorno vivo alle giornate di Hajime. Una donna giovane, bella ma con cui lui parla solo di cibo e vestiti, mentre aspetta la che la figlia esca da scuola. Una donna bella che non lo strappa con la forza del desiderio alle sue abitudini, ma le rafforza con quel lieve parlare di quotidianità. La forza del desiderio è in questo romanzo il tranello che il vuoto usa per scompigliare la vita di Hajime, che lo rende capace di abbandonare ciò che fino a quel momento ha dato forma alla sua vita. Ciò che gli permette di tradire la cura che fino a quel momento lo ha reso felice. Hajime, trasportato dal desiderio, tradisce e abbandona, generando in chi lo ha amato quel vuoto mortale .

Quando veniamo traditi e abbandonati e ci caliamo in questo pozzo, veniamo catturati da questo pozzo. I nostri occhi non possono parlare, perché si sono riempiti di quel vuoto, il nostro volto spavento i bambini, perché privo di ogni espressione.

Murakami indagata in ogni libro questo nulla che ci cattura. Per chi pratica il buddismo è molto interessante ascoltare un giapponese che scruta il nulla e le strade per sfuggirvi. Il nulla come morte e non come luogo dove tutto è possibile. E’ interessante, è l’altro lato della medaglia di cui la tradizione buddista non parla mai. Nella tradizione che seguo, il Sentiero Shambhala, si parla del sole morente dell’ovest, ma questo sole designa un luogo diverso, anche se parla dello stesso luogo. Perché è un luogo che si genera al nostro interno, in un identico processo di fuoriuscita dal presente, ma che viene costruito per aggiunte e non per sottrazioni. Un luogo carico di abitudini, di schemi. Una gabbia che ci stritola per la sua abbondanza. L’ovest abitato da Shimamoto e Hajime è invece un luogo che per non vivere il presente – per vivere il passato – crea un vuoto.

Se cerchi il vuoto, se cadi nel vuoto, potresti rimanere lì per sempre, diventare inafferrabile per chi è vivo e restare ad un passo dalla morte, finché la morte non ti afferra, prima del tempo.

E Hajime ha deciso di seguire Shimamoto a ovest del sole, perché lei è lì e lui vuole stare con lei. Ma lei non lo porterà con sé, scomparirà. Lei viene a va con pioggia, arriva sempre con la pioggia e poi scompare per un po’ per poi forse tornare. Lui la desidera. E questo desiderio totale non gli permette di vivere. Sospende la sua vita, in attesa che lei torni, pronto a rinunciare a tutto se solo lei tornerà.

Da bambini avevano costruito la loro intimità perfetta e nel ricordo di quella intimità hanno smesso di vivere, in maniera più o meno consapevole avevano rinchiuso qualcosa dentro il cuore e non avevano più concesso a nessuno – a nessun sentimento a nessun istante – il privilegio di di scendere così in profondità dentro di loro.

Come in una maledizione, vivevano imprigionati tra le note di una canzone, in un luogo, in un tempo ormai immobili. Avevano smesso di ballare sul filo del tempo ed erano caduti nel pozzo del nulla. E quando hanno provato a tornare a danzare, per loro non c’era più un tempo di vita, solo il vuoto.

Ma Hajime si salverà. Nel finale del libro il passato gli si mostra – privo del fascino di Shimamoto, nel viso spento, inespressivo, spaventoso come la morte della sua prima fidanzata, Izumi, morta alla vita per il tradimento di Hajime – e poi scompare, come scompare dal suo cassetto una busta che lo legava a Shimamoto. Hajime allora riesce a tornare al presente del suo amore per la moglie Yukiko e per le figlie, che aspettano ogni giorno un giorno nuovo da vivere.

Questo libro parla anche di altre cose, ho letto alcune recensione nella rete, alcune molto belle, e in ognuna si parla di un differente aspetto del romanzo.

Questo di cui qui ho scritto è solo quello che è ha avuto risonanza nella mia mente.

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