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Takeshi Kitano

Dopo il terromoto, dopo lo tsunami, dopo Fukushima cercavo un modo per guardare al Giappone, alle sue risorse, alla sua capacità di tornare al centro dell’ esperienza umana. Quel centro da cui ogni cosa nasce e può rinascere. Ho pensato a BEAT Kitano, ai suoi colori e al suo sapere e voler proteggere quella sorgente: i bambini e il loro mondo. Ho guardato ancora una volta L’estate di Kikujiro, ho raccolto le immagini di Gosse Peintre , mi sono sentita meglio e ho creduto che ce l’avrebbero potuta fare a venirne fuori. Ho pensato: un altro debito di riconoscenza, un’altra fonte di ispirazione.

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11.03.11

Ci sono tanto motivi per provare gratitudine e affetto per il popolo giapponese, ma forse questo è uno dei più importanti: nella costituzione del Giappone all’art. 9 un’intera nazione rifiuta la guerra.

 

Articolo 9 della Costituzione Giapponese

Nella sincera aspirazione alla pace internazionale, basata sulla giustizia e l’ordine, il Popolo Giapponese rinuncia per sempre alla Guerra quale sovrano diritto della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per la risoluzione delle dispute internazionali.
Allo scopo di raggiungere l’obiettivo di cui al precedente paragrafo, le forze di terra, di mare ed aeree, così come le altre potenzialità belliche, non saranno mai mantenute. Non sarà riconosciuto il diritto dello stato alla guerra.

2010 in review

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Fresher than ever.

Crunchy numbers

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A Boeing 747-400 passenger jet can hold 416 passengers. This blog was viewed about 5,600 times in 2010. That’s about 13 full 747s.

 

In 2010, there were 4 new posts, growing the total archive of this blog to 25 posts. There were 4 pictures uploaded, taking up a total of 269kb.

The busiest day of the year was May 6th with 77 views. The most popular post that day was Superflat.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were search.conduit.com, it.wordpress.com, giappone-italia.com, google.it, and foto-paolapavese.blogspot.com.

Some visitors came searching, mostly for akihabara, murakami haruki citazioni, haruki murakami citazioni, l’uccello che girava le viti del mondo, and dersu uzala.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

Superflat August 2008
4 comments

2

Murakami, per te August 2007
5 comments

3

Il Nazionalismo degli Otaku e del Movimento Superflat September 2008

4

HIROKI AZUMA IL SUPERFLAT E LE TEORIE POSTMODERNE October 2008
3 comments

5

L’uccello che girava le Viti del Mondo, ovvero la vita in fondo ad un pozzo March 2008
2 comments

Ho chiesto a Claudia di scrivere qualcosa per il blog. Qualcosa che riguardasse Murakami o il Giappone o il suo modo di guardare il Giappone attraverso la lente di Murakami.
Questo è il suo racconto. A me è piaciuto moltissimo !

Generazione Otaku. Uno studio della postmodernità di Hiroki Azuma

Traduzione italiana in uscita a ottobre per i tipi Jaka Book a 22.00 euro


67 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
Concorso internazionale di lungometraggi in prima mondiale.
Noruwei no mori (Norwegian Wood) di Anh Hung Tran – Giappone, 133′

Proezioni:

2 settembre 21:30 – Sala Grande

2 settembre 22:30 – PalaBiennale


Da bambini avevano costruito un’ intimità perfetta e nel ricordo di quella intimità perfetta avevano smesso di vivere. Avevano rinchiuso quel ricordo dentro al cuore , lo avevano trasformato nel desiderio più grande. Non avevano più concesso a nessuno – a nessun sentimento a nessun istante – il privilegio di scendere così in profondità. Come in una maledizione, erano rimasti imprigionati tra le note di una canzone, in un luogo, in un tempo ormai immobili. Avevano smesso di ballare sul filo del tempo ed erano caduti nel pozzo del nulla. E quando hanno provato a tornare a danzare, per loro non c’era più un tempo, non c’era più vita, c’era solo il vuoto.

Murakami è un compagno fedele delle mie giornate vuote intorno al Ferragosto, quando tutto è sospeso.

Ho impiegato solo due giorni a leggere questo libro. Continuavo a leggerlo, volevo sapere come andava a finire. Non posso dire che mi sia piaciuto. Volevo solo sapere come andava a finire. Ad un certo punto ero così stanca della banalità di Hajime, il protagonista del romanzo, che stavo per rinunciare ad andare avanti, poi qualcosa è finalmente successa e sono rimasta con gli occhi tra le pagine. Murakami conosce il suo mestire, sa fino a dove spingersi nel suo vagare nel vuoto e quando introdurre un appiglio, ho pensato.

A sud del confine è solo una canzone.

A sud del confine c’è il Messico. Da bambini Hajime e Shimamoto, l’amore adolescianziale, solo intimamente vissuto, poi perduto e infine ritrovato del protagonista, ascoltavano quella canzone e la vita era solo agli inizi, come un combattimento di kendo era ancora all’ “hajime!”.

A ovest del sole è il luogo dove va a morire chi è colto dallo spaesamento, dalla mancanza insistita di punti di riferimento. Come succede ai contadini Siberiani, che immersi nel nulla giorno dopo giorno, ad un certo punto sentono che dentro di loro qualcosa muore e iniziano a vagare in direzione del sole morente.

” Ma che cosa ci sarà mai a ovest del sole?” le chiesi.

Lei scosse la testa. “Non lo so. Potrebbe non esserci nulla, come potrebbe esserci qualcosa: di sicuro però è un luogo diverso dal sud del confine.”

Murakami parla d’amore in questo romanzo. Ma di più parla di morte. Della tentazione della morte, della tentazione di rimanere ancorati a quel vuoto che può venirci incontro quando sospendiamo le nostre abitudini quotidiane, le sole che ci permettano di vivere, di dare un ritmo al tempo. C’è una donna nel romanzo che ha il ruolo di mostrare la forza dei piccoli gesti che danno un contorno vivo alle giornate di Hajime. Una donna giovane, bella ma con cui lui parla solo di cibo e vestiti, mentre aspetta la che la figlia esca da scuola. Una donna bella che non lo strappa con la forza del desiderio alle sue abitudini, ma le rafforza con quel lieve parlare di quotidianità. La forza del desiderio è in questo romanzo il tranello che il vuoto usa per scompigliare la vita di Hajime, che lo rende capace di abbandonare ciò che fino a quel momento ha dato forma alla sua vita. Ciò che gli permette di tradire la cura che fino a quel momento lo ha reso felice. Hajime, trasportato dal desiderio, tradisce e abbandona, generando in chi lo ha amato quel vuoto mortale .

Quando veniamo traditi e abbandonati e ci caliamo in questo pozzo, veniamo catturati da questo pozzo. I nostri occhi non possono parlare, perché si sono riempiti di quel vuoto, il nostro volto spavento i bambini, perché privo di ogni espressione.

Murakami indagata in ogni libro questo nulla che ci cattura. Per chi pratica il buddismo è molto interessante ascoltare un giapponese che scruta il nulla e le strade per sfuggirvi. Il nulla come morte e non come luogo dove tutto è possibile. E’ interessante, è l’altro lato della medaglia di cui la tradizione buddista non parla mai. Nella tradizione che seguo, il Sentiero Shambhala, si parla del sole morente dell’ovest, ma questo sole designa un luogo diverso, anche se parla dello stesso luogo. Perché è un luogo che si genera al nostro interno, in un identico processo di fuoriuscita dal presente, ma che viene costruito per aggiunte e non per sottrazioni. Un luogo carico di abitudini, di schemi. Una gabbia che ci stritola per la sua abbondanza. L’ovest abitato da Shimamoto e Hajime è invece un luogo che per non vivere il presente – per vivere il passato – crea un vuoto.

Se cerchi il vuoto, se cadi nel vuoto, potresti rimanere lì per sempre, diventare inafferrabile per chi è vivo e restare ad un passo dalla morte, finché la morte non ti afferra, prima del tempo.

E Hajime ha deciso di seguire Shimamoto a ovest del sole, perché lei è lì e lui vuole stare con lei. Ma lei non lo porterà con sé, scomparirà. Lei viene a va con pioggia, arriva sempre con la pioggia e poi scompare per un po’ per poi forse tornare. Lui la desidera. E questo desiderio totale non gli permette di vivere. Sospende la sua vita, in attesa che lei torni, pronto a rinunciare a tutto se solo lei tornerà.

Da bambini avevano costruito la loro intimità perfetta e nel ricordo di quella intimità hanno smesso di vivere, in maniera più o meno consapevole avevano rinchiuso qualcosa dentro il cuore e non avevano più concesso a nessuno – a nessun sentimento a nessun istante – il privilegio di di scendere così in profondità dentro di loro.

Come in una maledizione, vivevano imprigionati tra le note di una canzone, in un luogo, in un tempo ormai immobili. Avevano smesso di ballare sul filo del tempo ed erano caduti nel pozzo del nulla. E quando hanno provato a tornare a danzare, per loro non c’era più un tempo di vita, solo il vuoto.

Ma Hajime si salverà. Nel finale del libro il passato gli si mostra – privo del fascino di Shimamoto, nel viso spento, inespressivo, spaventoso come la morte della sua prima fidanzata, Izumi, morta alla vita per il tradimento di Hajime – e poi scompare, come scompare dal suo cassetto una busta che lo legava a Shimamoto. Hajime allora riesce a tornare al presente del suo amore per la moglie Yukiko e per le figlie, che aspettano ogni giorno un giorno nuovo da vivere.

Questo libro parla anche di altre cose, ho letto alcune recensione nella rete, alcune molto belle, e in ognuna si parla di un differente aspetto del romanzo.

Questo di cui qui ho scritto è solo quello che è ha avuto risonanza nella mia mente.