
Ieri ho rivisto Dersu Uzala. Dersu Uzala è il mio film preferito, da un anno a questa parte.
Ieri ho rivisto Dersu Uzala e i miei pensieri hanno cominciato a rimescolarsi. Ho fatto anche cose di cui non vado orgogliosa, dopo aver visto Dersu Uzala, come se la mia mente cercasse la via d’uscita dal suo labirinto, ad ogni costo. Anche a costo di farsi aiutare da un essere umano troppo piccolo, troppo giovane, per svolgere il ruolo di madre padre amico e maestro. Ma questo è la storia della mia discendenza. Le madri chiedono aiutono alle figlie quando sono a corto di saggezza.
Stavamo parlando, era notte, faceva freddo. Dersu guardava il fuoco.
“Se tua vita cambia, se un giorno tua vita cambia, tua moglie muore, tuo figlio muore, tua casa brucia, non puoi cancellare quello che successo. Se un giorno tuo fratello ruba tua moglie tu devi andare, solo, fino al giorno che non sarà momento di tornare. Un anno, due anni quaranta anni… tu non sai. Tuoi pensieri dovranno viaggiare. Solo dopo tu poi tornare.
Caro Dersu - come direbbe il tuo capitano - nella taiga ognuno aveva il tempo e lo spazio per guardare dentro il suo destino. Ognuno sapeva che era giusto così, che ogni vita racchiude un enigma da svelare, una sofferenza da guardare in controluce, per tutto il tempo che serve. Noi non lo facciamo, andiamo avanti, sempre avanti e la vita di molti sembra vita da buttare.
- Chiama il vecchio, digli di venire con noi vicino al fuoco.
Diceva il tuo Capitano.
- No, lui adesso pensa. Lui vede suo giardino, fiori…
Io so, da tanto tempo, qual è l’enigma che devo risolvere. Vivo dei miei tentativi di risolverlo, ma non ci penso poi così spesso. Perché la vita luccica di mille luci e vorrei vederle tutte quante. E allora mi ritrovo a vivere come se l’enigma non esistesse, come se fosse già risolto, come se mi avesse lasciato libera. Ma non è così. Il destino che mi accompagna si ripresenta sempre.
Vi ricordate L’Uccello che girava le viti del mondo? Vi ricordate del pozzo, dove Toru scendeva per trovare il senso di ciò che gli era successo? Forse i pozzi non fanno al caso mio, forse nella taiga e negli incontri con i capitani russi c’è qualcosa di più famigliare ai miei occhi, ma la necessità di scioglieri i nodi del destino è la stessa.