Qualche giorno fa mi ha scritto Alessandro. Alesandro ha 29 anni, scrive e legge Murakami. Nella sua lettera propone un tema interessante: la percezione che il pubblico occidentale ha delle storie di Murakami; come molti di noi ambientino nella loro mente le vicende che narra senza immaginare tratti orientali sui visi dei personaggi. Su questa tema mi piacerebbe che altri lettore esprimessero le loro sensazione e le loro riflessioni: sarebbe interessante!
La cosa che più mi ha colpito di lui la prima volta che l’ho letto è stata la sua nazionalità; a parte la saggezza, le trame oniriche e il culto del paesaggio e del cibo, non facevo Murakami un giapponese. O meglio, non lo intendevo in quanto tale. Ancora adesso non riesco a decodificare i suoi protagonisti in maniera orientale, tutti mi sembrano avere lineamenti occidentali. E pensare di uno scrittore che dall’altra parte del mondo riesce attraverso i suoi personaggi a delineare con esattezza gli stati d’animo di un milanese di provincia, mi ha colpito in pieno. Ma è forse questa la grande potenza dei bravi scrittori: l’ubiquità, starsene cioè in più luoghi e in diversi periodi contemporaneamente. Succede per Dostoevskij, succede per Hemingway. E succede per Murakami. Spero anch’io un giorno di poter sfruttare questa provvidenza.
Ale
